“Se podes olhar vê, se podes ver, repara.”

“If you can see, look. If you can look, observe.” ,  Livro dos Conselhos  – D. Duarte-


É preciso recomeçar a viagem. Sempre

 

A viagem não acaba nunca. Só os viajantes acabam. E mesmo estes podem prolongar-se em memória, em lembrança, em narrativa. Quando o visitante sentou na areia da praia e disse:
“Não há mais o que ver”, saiba que não era assim. O fim de uma viagem é apenas o começo de outra. É preciso ver o que não foi visto, ver outra vez o que se viu já, ver na primavera o que se vira no verão, ver de dia o que se viu de noite, com o sol onde primeiramente a chuva caía, ver a seara verde, o fruto maduro, a pedra que mudou de lugar, a sombra que aqui não estava. É preciso voltar aos passos que foram dados, para repetir e para traçar caminhos novos ao lado deles. É preciso recomeçar a viagem. Sempre. 
Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:”Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine del viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima vota pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. bisogna rimanere sui passi già dati, per ripeterli, e per rintracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominiciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.
 
José Saramago


Piacevole Effetto

“E allora? i Rosen in casa hanno un doppione di tutto, perché hanno paura di rimanere senza.Conosce la storia preferita di madame Rosen?”
“No” dico, affascinata dalle vette a cui sta conducendo questa conversazione.
“durante la guerra suo nonno, che ammassava un mucchio di cose in cantina, ha salvato la famiglia facendo un favore ad un tedesco che cercava una spagnoletta per ricucirsi un bottone dell’uniforme. Se non avesse avuto la spagnoletta, kaputt lui e tutti gli altri.”
“Insomma che lei ci creda o no, negli armadietti e in cantina di madame Rosen ha un doppione di tutto. E’ più felice per questo? In una stanza ci si vede meglio se ci sono due lampade uguali?”.
“Non ci avevo mai pensato” dico. “E’ vero però che decoriamo gli interni con delle ridondanze”.
“Delle ripetizioni come a casa degli Arthens. Stesse lamapade e vasi doppi sul camino, poltrone identiche ai lati del divano, due comodini appaiati, serie di barattoli simili in cucina…”
“Ora che mi ci fa pensare, non sono solo le lampade”. riprende Manuela
“In effetti da monsieur Ozu non ci sono due cose uguali. E sa cosa le dico? Fa un effetto piacevole”.
Siamo dunque civiltà così corrose dal vuoto che viviamo solo nell’angoscia della privazione?
Riusciamo a godere dei nostri beni o dei nostri sensi solo quando siamo certi di poterne godere sempre più?
I giapponesi forse sanno che un piacere si assapora soltanto sapendo che è unico ed effimero, e al di là di questa consapevolezza sono capaci di tesserne le loro vite.
- la noia nacque un giorno dall’uniformità -


What you don’t play

” Don’t play everything (or every time);
let some things go by. Some music just imagined.
What you don’t play can be more important that what you do. “
” non suonare tutto ogni volta;
quello che non suoni può essere più importante di quello che suoni
una nota può essere piccola come uno spillo o grande quanto il mondo:
tutto dipende dalla tua immaginazione. ”

Thelonious Monk


tutto il nostro sapere

“tutto il nostro sapere ha origine dalle nostre percezioni”

L. Da Vinci


la calligrafia dell’architetto

Spenderò alcune parole per descrivere il mio rapporto con il racconto dell’architettura, del progettare, del portare un segno dalla carta alla fine del cantiere, la fotografia può fare molto: non tutto, niente deliri qui.

Un edificio in fondo è la calligrafia dell’architetto:  si può tranquillamente indagare la sua personalità attraverso ciò che è riuscito a costruire.

A volte trovo facilmente le tracce di lui/lei, molto più frequentemente è una seduta di analisi.

C’è bisogno di un tempo più o meno lungo a seconda dell’affinità che abbiamo, di quanto conosco la sua formazione,  non tutti i messaggi e le tracce sono lasciati in maniera palese: spesso sono volutamente criptati, occultati.Spenderò alcune parole per descrivere il mio rapporto con il racconto dell’architettura, del progettare, del portare un segno dalla carta alla fine del cantiere, la fotografia può fare molto: non tutto, niente deliri qui.

Un edificio in fondo è la calligrafia dell’architetto:  si può tranquillamente indagare la sua personalità attraverso ciò che è riuscito a costruire.

A volte trovo facilmente le tracce di lui/lei, molto più frequentemente è una seduta di analisi.

C’è bisogno di un tempo più o meno lungo a seconda dell’affinità che abbiamo, di quanto conosco la sua formazione,  non tutti i messaggi e le tracce sono lasciati in maniera palese: spesso sono volutamente criptati, occultati.